In primo piano - MARIO MAZZEO Il medico allievo di Moscati

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Protagonisti del Sannio - Nato a Beltiglio nel 1889, fondò con il prof. Lambertini l’Isef di Napoli dove fu docente fino al 1969.

Fonte Il Sannio Quotidiano

“La ricerca di un nuovo umanesimo sul quale possa fondarsi l’avvenire del terzo millennio potrà avere successo solo a condizione che la conoscenza scientifica entri nuovamente in rapporto vivo con le verità rivelate all’uomo come dono di Dio” : queste parole di Giovanni Paolo II sintetizzano un pò l’insegnamento di san Giuseppe Moscati, che ebbe tra i suoi allievi numerosi e illustri medici sanniti, tra i quali si annovera Mario Mazzeo, medico e professore universitario, nato a Beltiglio di Ceppaloni il 10 aprile 1889. Laureatosi in Medicina all’Università di Napoli e nominato ufficiale medico, Mario Mazzeo prese parte alla prima guerra mondiale. Il 13 giugno 1917, durante la battaglia dell’Isonzo, mentre soccorreva alcuni feriti, fu colpito da una scheggia di granata e ferito all’occhio destro, del quale perse il visus.

Decorato sul campo di battaglia al valore militare, tornò a Napoli e fu ricoverato all’Ospedale degli Incurabili, dove avvenne l’incontro con il professor Giuseppe Moscati, primario della III sala, che apprezzò subito le doti umane ed intellettuali del giovane medico sannita, prendendolo come suo collaboratore: il Mazzeo, infatti, andò ad affiancare il santo beneventano non solo nei vari reparti ospedalieri, ma anche in numerosi consulti clinici a Napoli e fuori del capoluogo partenopeo, dove soleva accompagnarlo per le visite a domicilio a malati poveri. Ed egli nutriva un grande affetto, unito a sentimenti di venerazione, per il Moscati, che scelse come compare di anello nel giorno del suo matrimonio con Maria Cafaro, celebrato nella basilica di Pompei; per l’occasione fungeva da testimone anche Bartolo Longo, elevato poi agli onori dell’altare.

Mario Mazzeo apprese soprattutto la diagnostica dal Maestro, la cui scienza medica “si fondeva mirabilmente col ministero apostolico” in quanto “ogni volta che nell’osservazione dei malati rinveniva segni di una malattia che traeva l’origine da abitudini viziose, sempre trovava il mezzo come penetrare nello spirito dell’infermo e in quello dei vicini ad apportare luce e calore, a deviare dal vizio e guidare sul sentiero della virtù”. L’attività medica del Moscati, infatti, si svolgeva ai confini della realtà scientifica, secondo un felice connubio tra scienza e ‘divinazione’ giacchè allorquando la scienza si rivelava insufficiente a dare una spiegazione plausibile di talune malattie, soccorreva un intuito soprannaturale, come ebbe a testimoniare lo stesso Mazzeo il quale, a proposito di tali doti soprannaturali del Maestro, così scriveva : “pareva a volte che la sua divinazione diagnostica, materiata di intima sapienza, scaturisse al cenno di esseri soprannaturali ; e forse dovette credere in questo cenno invisibile, egli che portò sempre nel cuore una sconfinata fede nel Creatore di tutte le cose”.

Il 12 aprile del 1927, dopo la consueta visita a Santa Chiara, dove aveva partecipato alla Santa Messa e aveva ricevuto la comunione, il Moscati, particolarmente stanco del lavoro svolto in ospedale, rientrò in casa, dove era atteso da numerosi pazienti. Alle 15, tuttavia, si sentì male, per cui sospese le visite e si ritirò nella sua stanza; “accasciatosi sulla poltrona, incrociò le braccia e rese la sua anima al Signore : era l’ora nona, l’ora della morte di Cristo sul Calvario”, come racconta mons. Laureato Maio in ‘San Giuseppe Moscati e Benevento sua città natale’. Il professore aveva appena 47 anni, “l’età più giusta, per maturità ed esperienza, per esprimere a pieno le proprie capacità professionali”. Per il santo beneventano la morte, tuttavia, fu “il vero dies natalis, il giorno d’inizio di una nuova forma di presenza accanto a tutti quelli che in lui avevano intravisto confini più lontani”, tra cui Mario Mazzeo, che fu tra i principali testimoni al processo di beatificazione, iniziato a Napoli nel 1943, mentre migliaia di fedeli continuavano ad affollare sempre più la chiesa del Gesù Nuovo, dove riposava la salma del Moscati, che quivi era stata traslata il 16 novembre del 1930.

A Benevento, dove la venerazione per quest’ultimo cresceva sempre più per la notorietà delle virtù e delle grazie concesse, il prof. Mazzeo nel 1947, in occasione del ventesimo anniversario della morte del suo Maestro, ne tenne una solenne commemorazione alla presenza di autorità civili ed ecclesiastiche, nonchè di numerosi cittadini : in quell’occasione, sulla facciata del Palazzo Andreotti-Leo, casa natale del Moscati, fu scoperta una lapide in marmo con caratteri a rilievo, sulla quale tutt’oggi si legge:

IN QUESTA CASA
IL 25 LUGLIO 1880
NASCEVA GIUSEPPE MOSCATI
APOSTOLO NELLA SUA MISSIONE DI MEDICO
CHE CONGIUNSE LA PAROLA
E L’OPERA SUBLIME
DELLA FEDE CRISTIANA
ALLA SCIENZA
IN CUI FU MAESTRO
NEL VENTENNALE
DELLA MORTE.

Il prof. Mazzeo – che alla serietà professionale seppe unire uno spirito dinamico ed intraprendente, apportando un valido contributo alla scuola medica napoletana – trasmise ai suoi allievi gli insegnamenti del Maestro.

Diventato assistente ed aiuto del prof. Dante De Blasi, direttore dell’Istituto di Igiene, nel 1935, in seguito a concorso, andò a ricoprire la cattedra di Igiene di Sassari ; dal 1936 al 1939 fu docente all’Università di Palermo ; dal 1939 al 1959 diresse l’Istituto di Igiene dell’Università di Napoli ; dal 1959 al 1964 fu direttore della Scuola di specializzazione in Igiene. Con il prof. Lambertini fondò l’ISEF di Napoli, dove fu docente fino al 1969.
Fu presidente del gruppo di scienziati che dopo la seconda guerra mondiale furono invitati a Montecassino per la ricognizione delle ossa di San Benedetto e Santa Scolastica.

Nella sua attività di medico Mario Mazzeo fu sempre coadiuvato dalla moglie, “donna di fine sensibilità e ricca di generosità soprattutto per il decoro liturgico: era, infatti, una provetta ricamatrice e stimava un privilegio offrire alle chiese il frutto dell’abilità delle sue mani”, come evidenzia mons. Laureato Maio nella sua opera.
Autore di molti testi di igiene per medici, farmacisti, naturalisti e biologi, nonchè di altri lavori scientifici attinenti all’igiene, fu anche un appassionato umanista. Tra le opere del Mazzeo si annovera anche ‘L’Eugenica’, un volumetto da lui composto insieme a padre Giuseppe Di Giovanni – provinciale dei Gesuiti di Napoli, nonchè ordinario di storia e preside della facoltà di teologia ‘San Luigi’ di Posillipo – e pubblicato, con la prefazione del Moscati, nel 1925, a cura del Segretariato per la moralità presso la Giunta diocesana di Azione Cattolica di Napoli.

Il processo apostolico per il Moscati fu introdotto presso la Congregazione dei Riti nel 1960, previa dispensa papale dall’obbligo dell’intervallo di cinquant’anni dalla morte, allora richiesto per i processi di beatificazione : nel Sannio il Mazzeo fu uno dei più zelanti animatori per la conoscenza delle virtù scientifiche e religiose testimoniate da quello che ormai tutti chiamavano il ‘medico santo’. Negli scritti e nelle sue frequenti visite a Benevento, a Ceppaloni e ad Apollosa – dove era parroco suo fratello, mons. Pasquale Mazzeo – egli era solito rievocare il Maestro come figura degna degli altari. Peccato che non abbia avuto la gioia di veder realizzato ciò che egli tanto presentiva, essendo morto il 30 marzo 1973, due anni prima della beatificazione del suo Maestro: il 16 novembre 1975, infatti, Giuseppe Moscati veniva proclamato beato da Paolo VI, per poi essere elevato agli onori dell’altare, con la canonizzazione, il 25 ottobre 1987.

 

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