«Non ripeteremo l’errore di ottobre»

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Domenica tre assist per i due attaccanti, ora un sogno che si sta materializzando sempre più. Un periodo d’oro per il tornante di Ceppaloni, Carmelo Imbriani.

Fonte: Il sannio Quotidiano

Il mister a Marcianise ha fatto uno strappo alla regola, ha parlato del singolo, di te. Una bella soddisfazione?

«Lo ringrazio di cuore. Lavoro da due anni al suo fianco, il mio unico modo per ripagarlo della fiducia accordatami è fornire una prestazione importante sul campo. Con Simonelli ho instaurato un rapporto meraviglioso, e’ un uomo dà ammirare capace di dare insegnamenti sia sul rettangolo verde sia fuori. Inoltre siamo accomunati anche da un triste destino».

Quale?

«Nei momenti di difficoltà siamo i primi ad essere criticati. Lui è costretto a sentirsi di tutto dalle tribune, io invece posso anche disputare la migliore partita della stagione ma al primo passaggio sbagliato c’è quella piccola frangia di tifosi pronta a riempirmi di fischi. E’ dura. Vi assicuro che è dura».


E’ il dazio che devi pagare per quella fascia che porti al braccio e perchè magari sei beneventano...

«Forse se fossi stato in un’altra piazza non mi avrebbe dato così fastidio. Mi rammarico perché sono i miei stessi concittadini a fischiarmi. Se non avessi avuto il sostegno della mia famiglia, dei miei affetti, della società, dello staff tecnico e dei compagni di squadra per me sarebbe stato difficilissimo affrontare certe situazioni. Su di me si dice di tutto, mi danno del «raccomandato» o nel migliore dei casi mi dicono che sono finito. Ma con molta onestà le mie ventidue presenze in serie A e le quattro reti segnate me le sono sudate. A chi mi affibbia l’appellativo di giocatore sulla via del tramonto io rispondo con i fatti. La prestazione di domenica penso abbia zittito tutti. Mi ritengo una persona intelligente ed oculata nelle scelte, quando sarà il momento di lasciare il calcio lo farò senza rimpianti, appenderò le scarpette al chiodo senza batter ciglio, ma fino a quel giorno pretendo rispetto per il mio lavoro e per il mio impegno. Non ci crederete, ma per me giocare al Santa Colomba è molto più difficile che scendere sugli altri campi. Ogni volta che attraverso il tunnel del nostro stadio mi sale l’ansia, non sono tranquillo come quando sono chiamato a fare il mio dovere fuori dalle porte beneventane. Eppure non capisco questo atteggiamento. In fondo se la squadra vince, tutti ne traiamo benefici, in primis la città. Devo dedurre che questo gruppetto di persone non ama il Sannio?»


Mettiamo da parte l’antica ruggine e parliamo della favola giallorossa. Prende sempre più consistenza il sogno della promozione? Un Benevento così forte non si vedeva da tempo.


«Si, è vero. E’ una bella soddisfazione guidare la classifica con sei punti di vantaggio. Dal nostro canto abbiamo giocato sempre a carte scoperte, da inizio stagione in ogni situazione abbiamo sottolineato quali fossero gli obiettivi della società e ci stiamo impegnando al massimo per raggiungerli. Sono altre le compagini che si sono nascoste dietro un dito o che non hanno parlato chiaro dall’inizio».

Quali sono i rischi del big match di domenica?

«Il rischio più grosso è sottovalutare l’impegno, scendere in campo con troppa leggerezza, ma l’errore lo abbiamo fatto già una volta in autunno quando avevamo acquisito un vantaggio di otto lunghezze. Se dovessimo ricadere nello stesso errore saremmo proprio dei polli».

Quindi sarà battaglia?

«Non c’è neppure bisogno di chiederlo. Se dovessimo portarci a più nove per noi vorrebbe dire quasi vittoria del campionato. Ho ancora stampato nella mia testa il ricordo di tutte quelle famiglie che il 17 giugno scorso erano venute allo stadio per festeggiare la promozione della città e sono dovute tornare a casa a mani vuote. Non potrò mai dimenticare i loro sguardi, i loro visi appesi. Dobbiamo farci perdonare».


Qual è il segreto per essere un gruppo vincente?

«La società ha costruito un organico importante composto da grandi nomi. Tra noi c’è solo sana competizione, nessuna rivalità. Noi della vecchia guardia abbiamo un’enorme voglia di riscatto, i nuovi invece hanno sposato a pieno il progetto giallorosso. Più che un gruppo a me sembra una grande famiglia».

 

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