Ritorna la protesta «Lo Stato ci tradisce»

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«La discarica non la vogliamo. C’è bisogno di Sandra per vincere anche quest’altra battaglia».

La notizia che tra i siti individuati dal commissario Gianni De Gennaro c’è anche la discarica di Tufara Valle, località Tre Ponti, comune di Montesarchio, rimbalza subito a Ceppaloni dove continua il presidio a favore del presidente del consiglio regionale.

Fonte: Il Mattino
 
E tutti ricordano quando, due anni fa, anche Sandra Lonardo manifestò contro la decisione dell’allora commissario Corrado Catenacci di aprire la discarica.

«Non è possibile che a pagare siano sempre gli stessi territori» attaccano le sostenitrici della Lonardo. E a Montesarchio, che in linea d’aria è a un tiro di schioppo dal paese dei Mastella, c’è aria di rivolta.

La stessa aria che si respira negli altri angoli di Campania dove dovrebbero aprire le discariche individuate da De Gennaro. Da Villaricca a Marigliano, ad Ariano Irpino ribolle la rabbia dei sindaci e dei cittadini e già si annunciano manifestazioni di protesta.


Rabbia anche a Napoli: a Gianturco, periferia est, circa trecento persone hanno bloccato le strade utilizzando anche gli autobus di linea. Gianturco si oppone alla realizzazione di un sito di stoccaggio nell’ex Manifatture Tabacchi, area che nei sogni e nelle promesse avrebbe dovuto ospitare la Cittadella della polizia. Più calma, per ora, la reazione a Santa Maria La Fossa, in provincia di Caserta. Mentre a Montecorvino Pugliano, in provincia di Salerno, dove tre anni fa l’Italia rimase in due, la guardia è alta. Le parole di De Gennaro («Parapoti resta un riserva») hanno messo in allarme la gente.

Montesarchio vive la decisione di De Gennaro come un vero tradimento.

«Non viviamo più in uno Stato di diritto», è la prima reazione del presidente della Provincia di Benevento Carmine Nardone. I cittadini sono mobilitati, si è subito costituito un comitato civico. La discarica fu riaperta, dopo proteste e blocchi, ad aprile 2006, per chiudere sei mesi dopo. L’accordo prevedeva la bonifica del sito, i cui lavori iniziarono a ottobre 2006. Ma oggi, nel pieno della bonifica (ma anche di una drammatica emergenza rifiuti), si fa marcia indietro. Da qui il grido al tradimento che si leva dal Sannio. «Ma in quale Stato viviamo? - protesta il sindaco di Montesarchio Antonio Izzo - Ho il timore che De Gennaro non sia stato messo al corrente dell’esistenza di un precedente accordo». A Tufara Valle dovranno essere smaltite 21mila tonnellate di rifiuti. La verità è che tutti gli accordi passati sono destinati a saltare perchè la situazione è talmente grave che non può non essere affrontata con decisioni estreme. Il problema è spiegarlo alle popolazioni che per anni hanno convissuto con discariche e promesse. Ad Ariano Irpino si proietta in queste ore un film già visto. Proteste, rabbia e la lettera al presidente della Repubblica. A scrivere a Napolitano è il sindaco Domenico Gambacorta che contesta la decisione di riaprire Difesa Grande dove, comunica De Gennaro, saranno smaltite 42 tonnellate di rifiuti. «Chiediamo che la legge da Lei promulgata venga integralmente rispettata», è l’appello al Quirinale. Il sindaco si riferisce alla legge approvata il 5 luglio 2007 che sanciva la chiusura definitiva della discarica di Difesa Grande insieme alla esclusione del territorio di Ariano Irpino da future localizzazioni di siti per lo smaltimento finale dei rifiuti. Grazie a queste garanzie fu possibile vincere le proteste popolari e conferire, per un periodo di venti giorni, circa 80mila tonnellate di rifiuti fino al 9 luglio, quando l’impianto fu definitivamente chiuso. Ora Ariano Irpino è di nuovo in piazza, si sente tradita e i cittadini chiedono anche le dimissioni del sindaco per «la annunciata vittoria di Pirro» ottenuta nel 2007.

De Gennaro dovrà davvero lavorare tanto per attuare il piano presentato ieri mattina.


In provincia di Napoli la tensione è alta. Villaricca dice no alla riapertura di cava Riconta, l’invaso dismesso a ottobre scorso. Amministratori e comitati civici sono sul piede di guerra. In prima fila c’è il sindaco.

«È una decisione incomprensibile», accusa Raffaele Topo che si appella al decreto che chiuse il sito con l’impegno a non aprirne altri e ricorda quanto il suo comune abbia pagato un prezzo alto accogliendo per anni i rifiuti di tutta la regione. A Villarica dovrebbero essere smaltite 35mila tonnellate di rifiuti. Si ribella anche Marigliano dove stamane si riunisce il consiglio comunale.


«È tutto assurdo. Marigliano fa la raccolta differenziata e ha un proprio sito – dice il sindaco Felice Esposito Corcione - per gestire le situazioni di emergenza. Non possiamo essere ripagati con una discarica a cielo aperto». Mobilitati i cittadini che anche attraverso gli sms invitano Marigliano a ribellarsi e a presidiare l’area dove si calcola di sversare circa 98mila tonnellate di rifiuti. Rivive gli incubi del passato anche Montecorvino Pugliano. Che la discarica di Parapoti resti, per ora, «una riserva» alla «pasionaria» della protesta Rosetta Sproviero (che ora è assessore comunale all’Ambiente) proprio non è piaciuto. E a De Gennaro dice: «Per noi vale solo l’impegno preso dal capo dello Stato. E comunque, sia chiaro, Parapoti non riaprirà mai».

L’impegno di Napolitano che la Sproviero chiama in causa è quella telefonata che, proprio dal Quirinale, arrivò il 27 maggio del 2007. Anche allora la discarica di Parapoti fu riaperta per far fronte all’ennesima emergenza e i cittadini bloccarono i binari della stazione ferroviaria. A convincerli fu il capo dello Stato che in una telefonata con il sindaco Domenico Di Giorgio tranquillizzò i manifestanti. La discarica riaprì per un periodo di quattro mesi. Poi un’ordinanza ne stabilì la chiusura: per sempre.

PAOLO MAINIERO
 
 

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