Ceppaloni, Cicchella: «Non solo il Pip, rischio ambientale anche per le colture»

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Ceppaloni – Stando all’intesa raggiunta tra il comitato “Per i nostri figli – bonifichiamo Ceppaloni” e il sindaco, Claudio Cataudo, potrebbe essere l’Università degli Studi del Sannio ad occuparsi della procedura delle analisi di rischio sull’area Pip dello stretto di Barba. In tal caso, tra gli esperti chiamati a compiere nuovamente le analisi, ci sarebbe Domenico Cicchella, docente di geochimica dell’Università locale. Ed è proprio al professor Cicchella che poniamo alcune domande sui rischi legati ad una eventuale presenza di contaminanti nel territorio.

Nell’ipotesi in cui dovesse essere l’Università del Sannio a svolgere le analisi sul suolo afferente allo stretto di Barba, sarà opportuno tenere in considerazione e quindi conoscere nel dettaglio le tipologie di controllo effettuate nel 2007 e negli successivi? È a conoscenza di alcuni di questi dati?

«Se le analisi fatte nel 2007 seguono criteri di qualità rigorosi costituiscono certamente un punto di partenza. Ma non ho avuto modo di verificare tali dati. Dopo la caratterizzazione e le analisi di rischio sarebbe opportuno redigere una cartografia geochimica per dimostrare che, anche in presenza di un sito contaminato, il resto del territorio è salvo. Sarebbe utile per tranquillizzare gli abitanti e salvaguardare l’immagine del paese. La presenza di un sito inquinato non pregiudica la salubrità di un intero territorio. Detto questo voglio anche precisare che sono pronto ad offrire al comune di Ceppaloni la mia consulenza a titolo gratuito».

Un sito potenzialmente contaminato a che tipo di analisi dovrebbe essere sottoposto?

 

«Vanno applicati i criteri del decreto legge 152/2006 (Testo unico ambientale). Però, per non incorrere nel lavoro fin troppo oneroso dell’analisi di tutte le sostanze elencate nel decreto, è opportuno fare una prima ricostruzione storica delle vicende legate allo sversamento dei rifiuti in quel particolare sito. Recepire quindi informazioni, anche tra la gente, e sulla base di queste informazioni circoscrivere il campo di indagine. Informazioni utili circa la profondità e l’estensione dei rifiuti interrati potrebbero essere ottenute anche attraverso una prospezione geofisica da effettuare prima della fase di campionatura. Dopo questa prima fase, si passa alla campionatura dei suoli e delle acque secondo un piano prestabilito che deve rispettare criteri di qualità e che deve mirare ad ottenere campioni rappresentativi del mezzo campionato».

Secondo lei, nel caso specifico di Ceppaloni, sarebbe opportuno procedere alla verifica della eventuale contaminazione delle falde acquifere?

«Assolutamente sì. Valutare la qualità dell’acqua è la prima cosa da fare perché se risulta contaminata non può essere utilizzata per irrigare i campi o gli orti».

Qualora gli esiti delle analisi dovessero dimostrare l’esistenza di un’alta concentrazione dei contaminanti, quali sarebbero i rischi per la popolazione e quali quelli per l’ambiente?

«Bisogna innanzitutto stabilire se il contaminante migra nelle catena alimentare. Può anche accadere che i contaminanti abbiano un impatto zero. Consideriamo il caso del piombo. Si tratta di una sostanza poco mobile e non solubile. Non si diffonde eccessivamente nel terreno, resta dov’è. Nel caso in cui le sostanze siano invece capaci di propagarsi nel territorio, i rischi sono diversi. Ogni sostanza te ne espone ad uno diverso, quello più diffuso è l’insorgenza di patologie tumorali e di malattie del sistema nervoso centrale. Ma possono causare anche altri tipi di patologie. La ricerca scientifica cerca di capire quali sono gli effetti procurati da un’esposizione cronica a basse concentrazioni di contaminanti. Quasi sempre infatti dalle analisi di rischio, elaborate da un software, emerge che non c’è pericolo per la salute perché la concentrazione è bassa. Ma consideriamo ad esempio il caso dell’acqua in cui si è individuata una bassa percentuale di arsenico. Bevuta una volta sola non produce danni, ma il punto è capire quali rischi comporta se la si ingerisce per un tempo prolungato. I rischi per la salute umana sono diversi tanto quanti quelli per l’ambiente e quindi per la flora e la fauna, ma la problematica principale resta la salute dell’uomo».

Quale procedura andrebbe adottata per risanare un sito inquinato?

«Una volta eseguita la caratterizzazione del sito, si sceglie la tipologia di bonifica più adatta. Un procedimento che ha costi elevatissimi e di cui in genere si fanno carico i cittadini». (La sentenza del consiglio di stato del 25 settembre 2013, n. 21, stabilisce che se le indagini non permettono di verificare un diretto coinvolgimento del proprietario del fondo dove sono stati rinvenuti i rifiuti, la responsabilità della bonifica ricade sulle pubbliche amministrazioni ndr).

La presenza di contaminanti che ricadute avrebbe sulle colture agricole presenti in quel territorio?

«Ci sarebbe il rischio di contaminazione, soprattutto se si irrigano i campi con acqua contaminata. Le verdure a foglia larga sono le più esposte al rischio. Mentre piante e alberi hanno un sistema di protezione che blocca i contaminanti nelle radici. Quindi gli effetti nocivi si ripercuoterebbero principalmente sui prodotti ortofrutticoli».

L’eventuale presenza di composti inquinanti nel suolo ceppalonese, potrebbe inficiare sullo stato di salute del fiume Sabato e dell’omonima Valle?

«Il fiume è il principale veicolo che distribuisce l’inquinamento. In questo caso il rischio è contenuto perché il fiume Sabato non è esposto frequentemente ad esondazioni. Ad ogni modo per capire se un corso d’acqua risulta inquinato bisogna fare un indagine sito specifica. Vanno analizzati campioni di acqua dei pozzi e campioni di sedimento del fiume».

Alcuni dei siti coinvolti nell’operazione Chernobyl sono stati interessati da indagini prodotte ex novo nell’ambito dell’"Operazione Ragnatela". Che tipo di verifiche proporrebbe per questo secondo caso?

«In tutti i casi vanno applicati i parametri previsti dal D.L. 152/06».

Articolo di Marianna D'Alessio

Fonte: ottopagine.net

 

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